La festa di San Valentino – lupercalia di Lupercus
San Valentino, oggi nota come festa degli innamorati, era in realtà una ricorrenza di origine pagana legata al culto del al dio Lupercus.
In suo onore gli antichi romani celebravano ogni anno un’importante festa chiamata i lupercali il giorno 15 febbraio.
Lupercus non è altro che uno dei volti del Fauno, un Dio della natura selvaggia e degli istinti, prima figlio e poi consorte di Fauna, Dea della natura che fece, come tutte le Dee Vergini, un figlio senza il concorso del marito.
Si narra che proteggesse i greggi dai lupi, che scendevano a valle in primavera, in cambio di cacio e ricotta dai pastori.
I festeggiamenti si tenevano nei dintorni della grotta sacra a Luperco, ai piedi del Palatino, grotta in cui secondo la leggenda la famosa lupa trovò ed allattò i gemelli Romolo e Remo.
Qui i sacerdoti offrivano alla dea-lupa la mola salsa (tritello di farro misto con il sale) preparata dalle vergini Vestali, una capra (simbolo di fertilità) e un cane (simbolo di purificazione) e, con il sangue degli animali sacrificati, battezzavano due fanciulli.
Dopo la liturgia i sacerdati , seminudi, correvano per la Via Sacra armati di februa (lunghe fruste di cuoio ricavate dalla pelle di capro da cui deriva il nome del mese di febbraio) in cerca di giovani donne da “fecondare”. Tutti coloro che erano colpiti dalla februa venivano “purificati” e resi fertili. Sia la terra che gli individui.
Dopo la rappresentazione nel lupercale avveniva una lotteria a sfondo amoroso e sessuale dove venivano estratti da due urne i nomi di alcuni uomini e donne devoti al dio. Le coppie cosi formate avrebbero dovuto provvedere, nel corso dell’anno, alla fertilità di tutta la comunità, con la benedizione di tutti gli dei.
Il culto di Lupercus era molto sentito anche dopo l’avvento del Cristianesimo ma i padri precursori della Chiesa, determinati a metter fine a questa primordiale vecchia pratica, l’han voluto sostituire con la venerazione di San Valentino, un vescovo che era stato martirizzato il 14 febbraio un paio di secoli prima.
Era il vescovo della città di Interamna, (oggi nota come Terni) nel 270 d.C. in un periodo però in cui il cristianesimo era considerato nemico del Sacro Romano Impero, pagano e politeista. Valentino, che già si era messo in cattiva luce convertendo al cristianesimo il filosofo romano Cratone e suoi tre discepoli, commise il grave errore di sposare segretamente una giovane coppia di innamorati – una ternana cristiana di nome Serapia e un centurione romano non bene identificato – andando contro l’editto dell’imperatore Claudio II che aveva vietato ai suoi legionari i matrimoni con fedeli cristiane. Per questo venne lapidato e poi decapitato il 14 febbraio del 273 d.C.
Alcune leggende legate al santo sono alla base di alcune usanze tipiche del giorno degli innamorati:
Una fra tante racconta che poco prima di essere giustiziato il vescovo Valentino si rese protagonista di un vero e proprio miracolo. Prima di salire sul patibolo, fece portare un messaggio d’addio con su scritto: “dal vostro Valentino” alla figlia non-vedente del suo carceriere Asterius, di cui si era platonicamente innamorato. Un messaggio che la giovane riuscì miracolosamente a leggere.
Da questo mito deriva l’usanza di scambiarsi messaggi d’amore nel giorno di San Valentino.
| Questo articolo è stato pubblicato da Callipige il febbraio 12, 2012 alle 7:09 pm, ed è archiviato come Pianeta donna. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento. I ping sono disattivati. |


circa 3 mesi fa
Mi piaceva di piu la versione vecchia!
circa 3 mesi fa
…mi tocca andarti d’accordo
circa 2 mesi fa
quoto i primi due commenti XD